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Dalla tastiera ai pennelli
Non è una banalità, ma questo titolo sintetizza con estrema chiarezza un avvenimento verificatosi diversi anni fa.
Erano i primi anni 70 del secolo scorso.
Il figlio di un mio amico ritornò dal servizio militare portando con sé un foglio di rotolo continuo, sul quale era stato ottenuto, spargendo tante" x" in modo studiato, le figure del volto di una Madonna e di angioletto.
Erano gli anni in cui si stava diffondendo in Italia la macchina da scrivere Olivetti Audit semiautomatica, a schede perforate, dalla quale con impegno e maestria si potevano ottenere anche immagini come queste in modo ripetitivo.
La cosa mi incuriosì e mi stuzzicò al punto che chiesi al giovanotto, che si chiamava Giuseppe Bianchi, di lasciarmi una copia di quella stampa.
Andai a casa e con la mia inseparabile "lettera 22", sempre di produzione della Olivetti, incominciai a scrivere le"x" su due fogli bianchi, nella stessa sequenza e composizione ottenuta con la Audit.
Ero veloce e preciso ma la copiatura richiedeva tanto tempo.
Avevo iniziato nell'ora di intervallo del lavoro e quindi dovetti interrompermi per tornare in ufficio.
La sera seduto in sala con il televisore acceso, che seguivo con la coda degli occhi, ripresi a comporre i disegni.
Impiegai circa 4 ore continuative di battitura e, quindi, dopo la mezzanotte riuscii ad ammirare a distanza la buona riuscita dei miei lavori.
In fondo ai "quadri" scrissi la data e apposi, sempre a macchina, il mio nome e cognome, come quando si firma un dipinto.
Fui soddisfatto e nei giorni seguenti feci incorniciare le immagini così ottenute.
La Madonna la regalai alla signora Maria Margherita, madre del Giuseppe, e l'angioletto lo tenni per me.
La macchina da scrivere aveva così aperto una breccia nei miei desideri nascosti e inconfessati e iniziai a munirmi di colori, tavolozza, treppiedi e pennelli.
Come per tante cose della vita, poco per volta e inconsapevolmente mi lasciai prendere dalla voglia di mettere insieme colori per ottenere immagini, vedute e visioni che più mi rimanevano impressi nella memoria.
Nacque così in me nel lontano 1973 la voglia di dipingere e saltuariamente da allora, nelle pause di lavoro e particolarmente nei giorni di vacanza, trovo l'opportunità di distrarmi dal quotidiano e di riposare la mente realizzando, senza eccessive pretese, vedute di calette marine, di boschi montani, di vette alpine, a tinte forti ed accese conformemente al mio temperamento.
Aimè, il quadretto della "Madonna", è andato distrutto come ho appreso dallo stesso Giuseppe, ma "l'angioletto" ottenuto con la Olivetti 22 è ancora in mio possesso e proprio con esso preferisco aprire una breve galleria dei miei lavori:...